Viaggi di Arte a Berlino

Partendo dal quartiere di Kreuzberg, il quartiere noto per la miriade di locali underground, dove potrete ammirare opere di street art un po’ ovunque,

In questo primo articolo dei nostri viaggi d’Arte, non potevo non iniziare da Berlino che per quanto riguarda l’Arte, non ha che l’imbarazzo della scelta.

street art in berlin
street art a berlino

ci dirigiamo a piedi verso il Muro di Berlino, che è fortunatamente ormai solo una galleria d’ Arte a cielo aperto, ma che custodisce in ogni sua pietra e granello di cemento tutto l’orrore a la disperazione di un popolo, costretto a rimanere separato in casa propria, che non ha mai smesso di combattere, ad ogni costo, per la propria libertà.

muro di berlino
The Wall
the berlin'swall
Street Art on the Berlin’s Wall
murodiberlino
muro di Berlino

Dopo aver attraversato entrambi i lati del muro, est e ovest, ci dirigiamo al nostro appuntamento con un opera  d’Arte contemporanea unica: Il memoriale per gli ebrei assassinati d’Europa, progettato dall’architetto Peter Eisenman, assieme all’ingegnere Buro Happold, inaugurato nel 2005 per commemorare le vittime della Shoah. Il Memoriale è composto da un campo di 2.711 blocchi di cemento e vi confesso che non se ne capisce la forza espressiva finché non ce lo si trova davanti, svoltato l’angolo in Cora-BerlinerStraße 1. La piazza nel quale è stato pensato è grandissima e si apre davanti a voi un ring di palazzi e gru sempre in costruzione, poi abbassando il vostro sguardo, vi accorgete di esserci dentro, perché è un opera che vi trascina dentro piano piano, da principio vi sentirete divertiti guardando la perfezione grigia di tutti quei piccoli parallelepipedi, ma non appena comincerete a camminare lungo una di quelle piccole vie che separano le file dei blocchi, comincerete a capirne il senso. Ad ogni passo i blocchi che vi circondano diventano sempre più alti, e alcuni poi convergono verso il centro, per accentuare ancor di più la loro incombenza su di voi, ora vi comincerete a sentire infastiditi, almeno la prima volta, perché la sensazione che si prova continuando a scendere verso il centro diventa sempre più simile all’asfissia,mancanza di ossigeno, freddo e cupa tristezza. La genialità, a mio parere, di quest’ opera risiede proprio nella sua progettazione, semplice, una sorta di avvallamento al cui centro si spinge ben sotto i 4 metri e la perfezione grigia e militare di questi blocchi usati per compensare come dei pilastri questo dislivello. L’effetto è impressionante, perché da fuori non lo comprendi ma è solo lasciandoti trascinare che comprendi per un breve momento cosa ha significato un costante senso di asfissia, un senso di impotenza nell’impossibilità di vedere la luce, per via dei blocchi che si fanno sempre più alti, coprendo la visuale del cielo e la freddezza glaciale, toccando i blocchi vi renderete conto che non c’è nulla di ospitale in quel luogo, quest’opera è unica per la sua capacità comunicativa, in grado di gridare rimanendo muta. Andateci se ancora non lo avete fatto, ne vale il viaggio.

Memoriale per gli ebrei assassinati d'Europa
Memoriale per gli ebrei assassinati d’Europa
Memoriale per gli ebrei assassinati d'Europa_artisblog
Memoriale per gli ebrei assassinati d’Europa

Il nostro viaggio nell’ Arte a Berlino, continua presso l’ Alte National Galerie,  uno dei 5 musei di Berlino facente parte dell’ isola dei Musei, oggi patrimonio dell’Unesco.

La Galleria ospita i una ricchissima collezione di capolavori tedeschi dell’ Ottocento e dei primi del ‘900, tra i quali possiamo ammirare: “Monaco in riva al mare” del 1810 di Caspar David Friedrich, e “L’isola dei morti” 1883, di  Arnold Bocklin , ma anche le opere di Eduard Manet,  Claude Monet, August Renoire, Rodin e tanti altri grandi artisti del passato .

Senza altri indugi, dopo aver lasciato il guardaroba, entriamo nel vivo della collezione,  il primo dipinto che cattura la mia attenzione è “small death scene” datato 1906 del pittore Espressionista Max Beckmann.

Beckmann_artisblog
“Small death scene”1906

Di cui vi ricorderete la più famosa opera “La notte” del 1919.

“the night” 1918

 “Piccola scena di morte” è un dipinto facente parte della collezione considerata  nel 1937 Arte degenerata, e esposta nel 1937 assieme alle altre opere “Degenerate”, mostra   voluta da Hitler per distinguere gli artisti nazionalsocialisti,  cioè coloro i quali sceglievano temi di gusto neoclassico, da quelli in netta contrapposizione con il nazismo che invece prediligevano una maggior libertà espressiva sia nelle tecniche che nei temi affrontati.

Questo dipinto ad olio, presenta molte similitudini con il maestro norvegese,  Edward Munch, per la scelta di colori caldi applicati sulla tela secondo la maniera impressionista, in cui i tratti di pennello sono giustapposti l’uno all’ altro, come pixel, che assumono una chiara raffigurazione solo da lontano. Lo spazio compositivo, è suddiviso in due ambienti, in primo piano, delle figure umane dai tratti squadrati, vestiti a lutto, una bambina vestita di bianco con il volto abbassato, i volti di questi personaggi sono solo abbozzati, nonostante ciò in loro traspare un senso di profonda tristezza, resa ancora evidente dalla drammaticità delle pareti, di colore rosso vermiglio  con motivi decorativi appena accennati, olte la soglia si entra nel dramma vero e proprio, e qui il paragone con Munch è d’obbligo, se prendiamo infatti l’opera  “ Morte nella stanza della malata” del 1895, è chiaro che Beckmann riprende il tema di Munch, concentrando l’episodio funebre, sul fondo del quadro, rappresentato sinteticamente da un letto della persona morta,  davanti al quale una figura in ginocchio incorniciata da delle lenzuola bianchissime, ci racconta il drammatico epilogo.

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A seguire troviamo, un’altra opera, facente parte delle Neoavanguardie del Primonovecento, nello specifico inscritta alla corrente artistica del simbolismo, l’opera in questione è: “The Golden Island” del 1898  di Georg  Kolbe.

il  dipinto a olio su tela, è un opera molto suggestiva, perchè trasmette un senso di serenità senza tempo, per via di questo giallo oro dell’isola, che contrasta con le delicate silhuette delle figure in primo piano, rappresentate nude con la pelle candida, che quasi si fondono con le rocce del paesaggio. Le figure sono colte in azioni diverse tra loro, ma che trasmettono tutte la contemplazione dell’isola sfumata difronte a loro, in una sorta di attesa senza tempo.

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“The Golden Island” 1898

Entrando nella grande sala dedicata ai grandi pittori della secessione viennese ( antesignano del Art Noveau.) la prima opera che ci troviamo difronte è “ Il Peccato” di Franz Von Stuck 1893, opera dall’ evidente tema biblico, trattato con lo stile Simbolista.

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“il peccato”1893

È uno dei più celebri dipinti dell’ Artista tedesco, carico di inquietudine, trasmessa dalla scelta dei colori molto scuri, e dalla testa del serpente che ci fissa creando una sorta di attrazione repulsione,  nei confronti della donna dai lineamenti androgeni, il cui corpo sembra apparire dal buio incorniciato dalle spire del grosso serpente, che l’ adorna.

Di seguito, sempre dello stesso artista, ci colpisce la cromaticità scura ed elegante del “ritratto di Tilla Duriex nelle vesti della maga Circe.” 1913 

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“ritratto di Tilla Duriex nelle vesti della maga Circe.” 1913

L’attrice tedesca molto nota negli anni ’20, raffigurata di profilo mentre porge una coppa dorata, che secondo il poema epico dell’ Odissea di Omero, conteneva il veleno che trasformerà in maiali i commilitoni di Ulisse, quindi anche in questo dipinto la donna è rappresentata con una  chiara valenza negativa, di colei che tenta ed inganna l’uomo.

Sull’altro lato della Sala non potete che non esserne subito folgorati, troviamo il dipinto, per il quale siamo venuti, L’Isola dei morti” del principale esponente del Simbolismo: Arnold Bocklin del 1880 .

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“l’isola dei morti”1880

IL dipinto di medie dimensioni, è uno dei cinque con lo stesso soggetto, dipinto dall’artista. Raffigura al centro dela composizione, un massiccio granitico a picco sul mare, alternato ad un architettura megalitica al cui centro troviamo un fitto bosco di cipressi, alberi tradizionalmente associati alla morte,  che svettano oltre le rocce.  Tutto è fermo, come sospeso nel tempo, anche lo specchio d’acqua è talmente immobile,  da suggerirci il paragone con un altro materiale carico di significato funereo,il marmo.

L’unica figura umana presente è quella  sulla poppa della barca, simile a Caronte, che scorta una figura tutta avvolta nelle bende, simile ad una mummia, probabilmente un anima. Quest’opera ha tente chiavi di interpretazione, c’è chi ha scorto un significato mistico,  chi di natura letteraria, infatti l’isola dei morti fu anche un opera editoriale di Mallarmè, fondatore della letteratura simbolista, altra interpretazione più biografica si riferisce alla morte prematura di ben sei, dei suoi figli, mentre era in vita.

Ad avvalorare questa  presenza costante del tema della morte in Bocklin, troviamo “Autoritratto con la morte che suona il violino” del 1872.

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“Autoritratto con la morte che suona il violino” 1872

Quest’opera vi cattura per la sua comunicabilità, il pittore si ritrae in una posa e con uno sguardo che presagiscono un fatto inatteso che stà per accadere, e di cui la morte alle spalle sembra accennargli qualcosa all’orecchio. Il tema del “memento mori”  viene affrontato con un significato nuovo, non come una maturata consapevolezza, ma al contrario come “frutto di un fortuito apprendimento” cit Simone Rossi. Il violino della morte suona solo la quarta corda, le tre corde spezzate richiamano il mito delle tre Parche, le mitiche filatrici che presiedevano alla vita dell’uomo dalla nascita alla morte.

Infine tra le tante opere che potete trovare di grandi artisti come Gauguin, Cezanne, Monet, quello che mi ha colpito profondamente, perché è il pittore considerato padre del romanticismo tedesco, di cui sono stato sempre un ammiratore, è Caspar David Friedrich e di lui troviamo 3  dei suoi capolavori: “Monaco in riva al mare” del 1808 ; la spettrale quanto splendida veduta de l”Abbazia del querceto”1810 e infine “uomo e donna davanti alla luna” del 1818.

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“monaco in riva al mare”1808

Friedrich è considerato il padre del Romanticismo tedesco , proprio con l’opera “monaco in riva al mare” questo dipinto a olio, è una grande tela, in cui domina una natura selvaggia ed ostile all’ uomo, e dove gli è riservato solo un piccolo spazio in primo piano. Ammetto, che quando l’ho visto ho iniziato a sudare dall’ emozione,  l’impatto è sconvolgente, la pittura vortica libera nel quadro, lasciando il monaco inerme, difronte a tanta forza distruttiva, l’uomo appare ridicolmente inutile, anche a livello compositivo, potrebbe non esserci, ma il fatto che l’artista lo pone al centro del nulla ci fa immedesimare con lui ed il suo senso di smarrimento diviene il nostro.   

Non meno affascinante e sconvolgente a seguire troviamo “ Abbazia del querceto”

dove questa ostilità della natura appare molto più pressante e funerea. Il dipinto di piccole dimensioni è una pietra miliare nella ricerca stilistica del paesaggio spettrale e spaventoso, che metterà le basi per tutti gli sviluppi artistici legati a questo stile anche in altri ambiti artistici come quello cinematografico.

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“Abbazia del querceto”1810

L’ultima opera che troviamo di seguito è uomo e donna davanti alla luna” del 1818, l’opera è composta da un forte controluce che occupa più di metà della composizione, in cui possiamo riconoscere le due sagome di un uomo ed una donna sotto la luna, anche qui l’intento non è quello di concentrare l’azione sull’uomo ma sulla natura carica di valenza negativa quanto indecifrabile, pe l’uomo che non può che non ammirarla. E’ sempre una natura che intimorisce per la sua  indecifrabile fenomenologia,  per cui l’uomo è vittima degli eventi, spettatore e protagonista inconsapevole dell’universo.

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“uomo e donna davanti alla luna” del 1818.