Antivirus_Opere in Quarantena

L’ Arte ci salverà tutti, ne ero convinto prima ed in questo momento così buio per la nostra democrazia ed i nostri diritti, vale ancor di più.

Come promesso, pubblichiamo le opere pervenuteci, confidando di riceverne delle altre, da pubblicare in seguito il tema che avevamo assegnato era il tempo.

la mail è sempre la stessa: artisblog2020@gmail.com

grazie

Ora più che mai, l’Arte deve usare il suo potere rivoluzionario per svegliare le coscienze addormentate!

Marta Bianchi_ Artista, illustratrice. Roma

Marta_Bianchi_l'Attesa
“L’ Attesa”

Terminato il percorso di studi universitario frequenta la scuola di illustrazione “Officina B5”, a Roma, dove incontra alcuni colleghi con cui attualmente condivide uno spazio in co-working, “Picaro spazio creativo”, nel quartiere di Trastevere.

Dal 2015 partecipa a diverse mostre organizzate a Roma e prodotto poster, locandine e album cover musicali.

Nel 2016 illustra un articolo per la rivista settimanale “Left”, sul tema del reddito minimo garantito. Nello stesso anno rientra tra i finalisti del concorso indetto dall’organizzazione di “Paradiso Jazz Festival” di Bologna.

Nel 2017 rientra tra i cinque finalisti del “Premio Farben 2017- Disegnare il jazz” e partecipa alle esposizioni delle tavole finaliste presso “Circolo Binario 69”, “Bologna Jazz Festival”, “Bilbolbul Festival” a Bologna e presso la XIX edizione di “Ferrara in Jazz”.

Dal 2017 collabora con la rivista “Il Ventriloco”.

Nel 2018 partecipa al fumetto collettivo “De Core. Il marziano è vivo e lotta insieme a noi”, “Edizioni Il Galeone”, edito a Maggio 2018.

Da Giugno 2018 espone i suoi lavori per il progetto “Graphiste”, mostra itinerante collettiva a cura di Rossana Calbi, in collaborazione con Viviana Cazzato..

Nel Novembre 2019 con la casa editrice “Tora Edizioni” pubblica una rivisitazione del mazzo di tarocchi Rider Waite.

A Febbraio 2020 inaugura la mostra personale “Faith”, presso “Inferno Store” a Roma, curata da Rossana Calbi, nella quale si racconta la storia di una donna vittima di tratta a scopo di sfruttamento sessuale. Contemporaneamente esce l’albo illustrato autoprodotto da Strange Opera, dal titolo “Faith”.

https://www.behance.net/martabianchi

Samantha Passaniti: Artista, Grosseto.

Samantha Passaniti nata a Grosseto nel 1981,vive e lavora tra Monte Argentario e Roma. Diplomata all’Accademia di Belle Arti di Roma, nel 2015 ha frequentato un corso post laurea presso la Slade School of Art di Londra e sia nel 2018 che nel 2019 è tra le finaliste del premio Arteam Cup. Sempre nel 2018 è stata selezionata dall’organizzazione internazionale ReArtiste per una collettiva presso la MC Gallery di New York. Nel 2019 è vincitrice di una residenza artistica incentrata sul tema di arte e natura presso il centro di arte contemporanea Arteventura in Andalusia, Spagna. Ha esposto in numerose mostre collettive e personali in Italia e all’estero. La sua ricerca artistica vicina alla minimal art e all’arte povera è incentrata sulla sperimentazione di materiali naturali raccolti nell’ambiente riflettendo e indagando sulla complessità dei rapporti umani e dell’esperienza esistenziale. Le sue opere nascono da un continuo rapporto, dialogo e scambio tra interno ed esterno, tra mondo intimo e ambiente, tra anima e natura, tra esperienza esistenziale e cicli naturali, dove le materialità utilizzate diventano oggetto estetico e simbolo di senso  

https://www.samanthapassaniti.com/

https://www.instagram.com/sama_art_studio/

“Nella Bibbia si racconta che calmatosi il diluvio universale, una colomba portò a Noè un ramoscello d’olivo per annunciargli che la terra ed il cielo si erano riconciliati.”

samantha_passaniti_desatured_time
Desaturated time, 2020


Pigmento bianco, terra del Gargano, sabbia vulcanica, gesso, segatura e foglia d’ulivo “raccolta sotto casa su vecchio fazzoletto di lino”
cm 14×16.

Simone Siconolfi: Artista, Scenografo, Arredatore, Blogger.

“Tempus Fugit”

Acrilico su carta cm 120×178

Tempus fugit:simone_s
“Tempus Fugit” aprile 2020

http://www.ost-art.it/

@ost.arte

Hieronymus Bosh (1453-1516)

Bosh, è L’Artista di cui certamente avrete sentito parlare per essere considerato come il pittore più onirico ed esoterico del ‘400, ne scrivo perché lo amo molto, per il suo modo di raccontare ciò che “sente” in modo così originale e “moderno” per la sua epoca, a mio avviso si inserisce nella categoria dei geni che riescono ad essere artisti del proprio tempo.

Nello specifico, il Bosh crea delle raffigurazioni pittoriche che anticipano di quattro, se non cinque secoli, la ricerca in campo psicologico dell’ Arte, che toccherà il suo apice con l’ Espressionismo fondato nel 1905 a Dresda.

Hieronymus Bosh prende il nome dalla cittadina di s’Hertogenbosh, (Paesi Bassi) figlio d’arte, il padre Anthonis di Jan Van Aken, possedeva un bottega d’arte, che verrà in seguito rilevata dal fratello del Bosh, Goossen.

La sua poetica tra il mistico e il sadico, ha radici profonde nel contesto storico in cui cresce, sarà proprio la cittadina in cui vive l’artista, nel 1468 ad essere messa a ferro e fuoco e i suoi abitanti torturati nelle piazze pubbliche, in nome della chiesa.

Il conflitto tra luterani e cattolici si era acuito maggiormente in seguito alla Bolla Papale del 1848 “Summis desiderantes affectibus” che a discapito dal titolo, dichiarava che la lotta tra il bene e il male era definitivamente trasferita sulla terra. Ciò dette origine al momento più scuro del Medio Evo noto per le persecuzioni degli eretici ed i roghi delle streghe.

In questo contesto di follia e sadismo generale, opera il Bosh, il quale non fa altro che trasformare ciò che vede in figure tra il reale ed il fantastico con connotazioni metaforiche. In più anche la produzione letteraria, diffusa maggiormente in questo clima, che si ispira ai temi del magico e il divino, diventa materiale iconografico da cui attingere per la propria produzione artistica. per es. “l’Editio Princeps” ispirato alla visione di Tondalo, in cui si racconta la storia di un cavaliere irlandese e dissoluto del XII sec. che scende all’inferno ed il suo incontro con il Diavolo.

Nel 1846 l’artista entra nella Confraternita della Cattedrale di Sangiovanni una tra le centinaia di confraternite religiose che fioriscono nel ‘400, che svolgono attività di insegnamento, trascrizione di manoscritti e pubblicazione di libri. La confraternita in cui il Bosh ebbe anche modo di conoscere l’architetto e incisore Allaert de Hameel, era divisa in due correnti di pensiero, una religiosa ed intransigente contro qualsiasi forma di eresia, e un’ altra animata da una accesa critica contro la corruzione dilagante all’interno del clero, per questo motivo la Confraternita fu accusata spesso di eresia.

Sempre nello stesso periodo il Bosh pare prendere parte ad un’altra associazione detta, degli Homines Intelligentibus facente riferimento ad un’altra setta, questi veramente eretici, denominata dei fratelli e delle sorelle del Libero Spirito. Diffusa in Germania e Paesi Bassi. Basti pensare che per questa Confraternita non esisteva la resurrezione della carne, il peccato originale dipendeva dalla volontà divina e che quindi nulla potesse fare l’uomo per porvi rimedio.

Un altro testo pubblicato nel 1847 a Strasburgo, il “Malleus Maleficarum” di Henricus Kramer e Jacobus Spranger da origine ad un altro periodo di persecuzioni, nel libro si predica che, a causa dei peccati commessi dagli uomini Dio, ha permesso al demonio di insediarsi sulla terra dando vita a strerghe e stregoni.

Alla luce di tutto ciò si inizia a comprendere l’insolita, quanto immaginifica iconografia rappresentata dal Bosh in tutta la sua produzione artistica e di cui Filippo II detto “il Bello” fu uno dei maggiori committenti.

Tornando a parlare di Arte nel 1494, viene pubblicato in volgare il poema “ La nave dei pazzi” da cui il Bosh trarra spunto per un opera omonima

Bosh ship of fools
“The ship of fools” 1494
Louvre,Parigi

L’opera è un dittico composto da due piccole tavole dipinte ad olio: la prima quella più in alto “la nave dei folli” e un altra tavola, dal titolo “Allegoria dei piaceri” collocata di seguito, sotto.

immagine reale di come è composto il dittico
immagine reale di come è composto il dittico

La scena rappresenta, un mondo onirico ed irreale , in cui i protagonisti sono uomini e donne, colti in azioni tra il ridicolo ed il lussurioso, gli uomini sono rappresentati con i tratti deformati dal giudizio morale che l’artista vuole rappresentare, mentre la donne incarnano la concezione diffusa della donna tentatrice, strumento nelle mani del demonio per tentare l’uomo pio.

Il dipinto è una scena bucolica in cui il pittore rappresenta la sua critica nei confronti dell’abbondanza e quindi dello spreco di cibo, da parte della chiesa a discapito del popolo indigente ridotto alla miseria.

Il cibo in quest’ opera equivale al peccato , come il sesso ed il bere che vengono considerate le tentazioni dell’ demonio, e per questo profondamente biasimate, ma la profonda visione anticlericale che divampa nelle opere del Bosh ci trascina in un mondo orrifico ma verosimile, in cui i preti e le suore bevono e si abbandonano alla follia ed ai piaceri del vino e del cibo, incuranti della miseria intorno a loro.

Questa opera che ho preso in esempio non è che una, della vasta produzione dell’artista fiammingo che rappresenta un unicum della storia dell’Arte, altra opera rivoluzionaria del Bosh, che morirà di lì a poco nel 1516, è Il Trittico del Fieno, datato 1516 e conservato al museo del Prado a Madrid. Un opera composta da 5 tavole dipinte ad olio, i due sportelli chiusi compongono l’opera “Il cammino della vita”

bosh il cammino della vita
“Il cammino della vita”

L’ opera in questione, è una narrazione che si rivela piano piano, dapprima i due sportelli chiusi ritraggono un viandante che si trascina lungo la strada mentre intorno a lui si manifestano ogni genere di male, come monito per colui che osserva, di rimanere sempre attento e fedele al bene. nonostante, credenza comune all’epoca, gli uomini siano sempre dediti al male ed al peccato, per loro natura. Il pittore fiammingo, per i soggetti delle sue opere, si rifà alla simbologia esoterica, all’alchimia, ed ai Tarocchi.

il viandante infatti potrebbe fare riferimento al ventiduesimo arcano il Matto, che nei tarocchi può avere un duplice significato: o il grado più alto dell’ iniziazione, oppure il vagabondo che si trascina il suo carico di peccati, lungo la strada della vita, il bosh lo ritrae vestito con un costume preso dalla Commedia dell’Arte.

Trittico del carro di fieno: Il peccato originale”; “il carro di fieno” e “le costruzioni infernali” Museo Del Prado, Madrid

Una volta aperti gli sportelli le tre tavole che troviamo davanti sono un sunto di tutta la poetica iconografica del Bosh.

Partendo da sinistra, ne “Il peccato originale”, il pittore fiammingo, racconta la storia di Adamo ed Eva, partendo dall’alto, la venuta sulla terra come prediletta creatura di Dio, a seguire troviamo il diavolo che tenta Eva nelle vesti di serpente ed infine la cacciata dal paradiso, raffigurata in primo piano.

Sulla tavola centrale Bosh dipinge “Il carro di fieno” una scena allegorica popolata da tutto il clero, da sinistra il papa Alessandro VI, il re Filippo II e la sua corte, al centro un enorme carro pieno di fieno,potrebbe fare riferimento al settimo arcano dei tarocchi, in realtà il fieno nella tradizione fiamminga simboleggia la ricchezza e quindi l’avidità, e i sentimenti negativi che provoca. il carro è difeso e scortato da delle guardie mezzo-uomo mezzo-animale, sul carro, troviamo una scena di corteggiamento incorniciata dalle due figure antitetiche, l’Angelo e il diavolo, mentre Gesù guarda dalle nuvole la scena, a mani levate. Bosh dà molta importanza al significato della musica e degli strumenti musicali, conferendo una valenza dialettica, tra strumenti a corda , considerati strumento del bene, e strumenti a fiato, considerati invece, carichi di valenza demoniaca e per questo dipinti come parti anatomiche dei volti dei diavoli.

Infine, nell’ultima tavola a destra, Bosh raffigura “Le costruzioni infernali”

Il pittore, intende l’inferno Dantesco come una fornace operosa, in cui gli uomini, peccatori sono costretti a lavorare senza sosta mentre un esercito di diavoli, rappresentati come dei mostri crudeli, scuri con le fattezze deformi, infliggono ogni sorta di tortura affinché questa “costruzione” continui a crescere, E’ un inferno operoso come operosa ed efficace, era considerato l’intervento del Diavolo sulla terra.

La trattazione del demoniaco nei dipinti del Bosh rappresenta la massima libertà di sfrenata fantasia ed il picco artistico raggiunto dal maestro, con una capacità pittorica e una sensibilità nell’uso dei colori che lo annoverano ancora oggi tra i massimi pittori del passato.

continua.

Arte come fenomeno sociale

L’Arte non è un entità separata del mondo ma anzi è profondamente connessa con il reale fenomenico, in più all’ Arte non è concesso di restare nella dimensione individuale, perché l’Arte ha un’intrinseca vocazione sociale, anche se molto spesso l’artista non sia un esempio di socialità.

Questa vocazione deriva dal fatto che l’Arte ha necessità di un pubblico per definirsi, ed una interpretazione che ne medi la sua destinazione storico-artistica, ogni visione individuale non può restare nell’ambito del individuo che la crea ma deve manifestarsi in un atto che coinvolga la collettività. Come ogni forma di comunicazione l’arte ha bisogno di un emittente e un ricevente, basandoci su questa definizione è chiaro che l’Arte è e deve dire qualcosa a qualcuno, senza soffermarsi troppo sull’impatto sociale, oppure proiettando su tale impatto tutte le energia, e per questo si parla di Arte di Denuncia.

L’Arte in questo caso è il mezzo comunicativo col quale l’Artista pone l’attenzione su un problema. Questa funzione “politica” non può essere la sola altrimenti l’arte perderebbe un valore fondamentale: l’Autonomia.

Secondo Kandinsky il compito dell’arte dovrebbe essere quello di educare l’umanità, tale nobile scopo si può ottenere però più per il messaggio inconscio e subliminale dell’Arte che per la sua rappresentazione tecnica, perché l’Arte per quanto reale provoca dei sentimenti inconsci nell’anima di chi la osserva che trascendono la comprensione logica accomunandola al concetto di Assoluto, e l’artista al concetto di sacerdote che ha gli strumenti per connettere il suo gesto con l’umanità.

in un suo passo Kandinsky scrive:

“ L’artista non è un beniamino della vita; non ha diritto di vivere senza un compito, deve attendere ad un lavoro pesante, che diventa spesso la sua croce. Egli deve sapere che ciascuno dei suoi atti, dei suoi sentimenti, dei suoi pensieri costituisce il materiale sottile e imponderabile, ma solido, di cui sono formate le sue opere e che perciò non è libero nella vita, ma solamente nell’ Arte.”